lunedì 30 novembre 2015

Rigal mamnuʿ - vietato l'ingresso agli uomini

Questa frase (la cui traduzione esatta sarebbe "vietati gli uomini") così poco comune in Europa è invece piuttosto frequente da queste parti. La prima volta che l'ho sentita è stata in occasione dei festeggiamenti per l'ʿid watani, la festa nazionale che quest'anno celebrava i 45 anni di sultanato di sua Maestà Qaboos. Ufficialmente la festa è stata il 19/11 ma i festeggiamenti vanno avanti a oltranza e la questa settimana gli omaniti hanno due giorni di vacanza - noi solo 1. Quindi, tornando a questo meraviglioso divieto, è successo che il 23/11 siamo andati tutti allo stadio a vedere lo spettacolo itinerante in onore di Qaboos. Siamo un bel gruppetto: 4 ragazze della scuola, 4 ragazzi, 3 delle nostre language partners, Samira e Sultan con le due bambine (i due maschi invece fanno parte dello spettacolo); facciamo per avviarci verso le scale che portano agli spalti ma una poliziotta con hijab e cappello ci ferma con la mano e scuote la testa urlando "Rigal mamnuʿ!!!" E così ci separiamo perché quella è la sezione riservata alle donne e gli uomini devono andarsene dal lato opposto. Noi 4 con le nostre language partners e Samira con le due bambine ci sistemiamo e mi rendo conto subito della netta distinzione che contraddistingue qualsiasi evento pubblico: il settore delle donne è nero pesto per via dell'abayya che tutte indossano, mentre quello degli uomini risalta per il bianco candido delle loro dishdasha (infatti l'outfit ufficiale ed elegante degli uomini consiste in dishdasha bianchissima e nelle occasioni più solenni si aggiunge anche la cintura con il khanjar, il turbante in tinta con una fascia di stoffa che si lega in vita sopra la cintura e una spada o il bastone per cavalcare i cammelli). 

Khanjar

Outfit per le grandi occasioni

Dopo numerosi canti, balli, racconti, musiche, rappresentazioni, cavalli e cammelli partono migliaia di fuochi d'artificio che illuminano a giorno lo stadio e tutto intorno e sembra che non finiscano più, anzi forse sono fin troppi perché la gente inizia ad andarsene... In realtà sono solo molto furbi e previdenti perché quando finalmente i fuochi finiscono e noi usciamo dallo stadio, abbiamo il tempo di raggiungere la macchina che rimaniamo bloccati nel parcheggio per via del traffico. Probabilmente c'era tutta Ibri presente a onorare la famiglia Qaboos, che tra l'altro ha assistito alla rappresentazione - il sultano era rimasto a casa però. Dopo mezz'ora buona riusciamo a raggiungere la rotonda e il traffico si fa più sopportabile, a parte le macchine degli shabab che strombazzano i clacson come gli ossessi e urlano seduti sui finestrini dei loro lucidissimi suv. 





La sposa omanita
L'altro giorno ricevo un messaggio indecifrabile dalla mia language partner (che per la cronaca si chiama Taimura) la quale mi invitava al matrimonio di una sua conoscente. Per essere sicura di aver afferrato bene il concetto, mi sono rivolta alla mia traduttrice di fiducia, Latifah, che ha confermato l'invito e mi ha un po' spiegato come funzionano queste cose in Oman, sottolineando che se non volevo andarci da sola avrei dovuto trovare un'accompagnatrice, non potevo andare con Thor perché "rigal mamnuʿ!". Problema risolto: venerdì sera Taimura e le sue sorelle vengono a recuperare me, Sonja e Anna e partiamo alla volta del matrimonio. Gli uomini sono vietati perché la prima parte della festa è dedicata alle donne, per cui le parenti e le amiche della sposa si ritrovano sotto un tendone enorme e mangiano, bevono, parlano e ballano al ritmo sfrenato delle canzoni omanite. Dopo un po' arriva la sposa, vestita di bianco con una specie di mantello/hijab bianco damascato che si toglie non appena varca la soglia del tendone; non sembra affatto contenta, forse perché la fotografa non le lascia fare mezzo passo senza scattare mille foto, o forse perché la gonna del vestito è talmente larga e lunga che le finiva sempre sotto le scarpe, oppure perché teme che il forte vento del deserto sradichi il tendone e faccia volare tutto per aria. Al fondo del tendone c'è una sorta di divano bianchissimo coperto di brillanti installato su un palco verso cui si dirige faticosamente la nostra sposa; quando finalmente arriva, le parenti vanno a porgerle i loro saluti e auguri per il futuro: un abbraccio e tante cose sussurrate ad entrambe le orecchie, persino quella che immagino fosse la nonna sale sul palco, abbraccia la ragazza, piange e non riesce più a scendere.
La cena è discreta, se ho capito bene molti mangiano a casa loro e poi si spostano al matrimonio con gli stomac(h)i già pieni, ma noi non ne sapevamo nulla, così ci portano il solito piattone di riso e tranci di agnello - tutto un po' freddo - frutta e l'immancabile halwa, il dolce tipicissimo omanita che sembra una gigante caramella gelatinosa con mandorle o anacardi e spezie. 


Dopo un'oretta e mezza, siamo un po' tutte annoiate, del futuro marito non c'è ancora neanche l'ombra, i balli sinuosi che mi aspettavo lasciano un po' a desiderare e così dopo uno sguardo collettivo d'intesa ce ne andiamo. Tra l'altro non ho nemmeno una foto della serata perché anche quelle sono vietate, solo la fotografa ufficiale è autorizzarla a farle e inviarle poi esclusivamente alla sposa, deciderà poi lei a chi farle vedere. Non so granché sui matrimoni nostrani ma sto imparando un sacco su quelli omaniti perché la mia Taimura ad aprile si sposa e quindi mi spiega per filo e per segno come funzionano, come si conosce il futuro marito, della festa di fidanzamento, della luna di miele, di cosa farà dopo eccetera. In pratica qui essendo la separazione maschi-femmine decisamente più netta rispetto alla nostra, non è semplicissimo trovare l'anima gemella quindi, oltre alla possibilità di conoscere il futuro marito o futura sposa a lavoro o all'università, la società offre un ottimo servizio stile "dottor Stranamore" per cui il lui/lei in cerca dell'amore eterno si rivolgono a una signora che ha la lista di tutti i lui/lei in età da matrimonio e saggiamente consiglia quello/a più adatto al richiedente le sue mansioni. Quando il nostro eroe o eroina hanno scelto una persona dalla lista, la suddetta signora si rivolge alla famiglia del prescelto/a per proporre questa unione. In linea di massima sarà poi il prescelto/a a prendere la decisione finale, raramente è la famiglia a imporre il suo desiderio. Dopo di che i due si incontrano, se si piacciono si fa la festa di fidanzamento e dopo qualche mese - se continuano a piacersi - si fa il matrimonio vero e proprio. 
E vissero per sempre felici e contenti e con tanti figli.

Cecilia

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