Da qualche giorno siamo nuovamente in terra omanita: Ibri è come l'abbiamo lasciata due mesi fa, solo con una decina di gradi in meno per cui è vivibile e si riesce anche a uscire per fare una passeggiata.
Anche il geco che mi aveva fatto visita è ancora nei paraggi, ma stavolta si è limitato a salutarmi dalla finestra.
In compenso ho trovato due blatte in casa, di quelle lunghe, marroni con le antenne chilometriche e una ha pensato bene di saltarmi addosso e credo che tutto il palazzo Ooreedoo abbia sentito le mie urla...
Ho cambiato casa, non sono più nell'appartamento gigante numero 4, ma nel 3, più piccolino ma con una cucina e un salone molto carini.
Divido la stanza con Sonia, una ragazza di Berne, nella stanza a fianco c'è Sara dalla Germania e domenica dovrebbe arrivare Martha da non so dove.
Anche Thor ha cambiato appartamento, forse è stato un po' meno fortunato di me in quanto all'alloggio, anche se camera sua è enorme e ha una bella finestra grande come la parete da cui la moschea sembra quasi entrare e invadere tutto lo spazio disponibile.
John the weirdo è ancora qua, 9 mesi in questo "buco polveroso" a mangiare riso e pollo 5 giorni alla settimana. Ma è in forma e non sembra essere andato fuori di melone!
La scuola è al completo e sul nostro scuolabus non ci sono più posti a sedere: in totale siamo in 10, divisi in 3/4 livelli diversi. Inaspettatamente c'è anche Simone, il nostro prof di dialettologia che ci aveva saggiamente consigliato questo posto, così siamo 3 italiani, 1 svizzera, 1 austriaco, 3 tedeschi, 1 inglese, 1 australiano, 1 ceco + due in arrivo da non so dove.
Come sempre in questi casi, tutti hanno una storia incredibile da raccontare, per esempio l'austriaco parla 11 lingue (6 perfettamente, 5 molto bene), ha iniziato con l'arabo 6 mesi fa facendo volontariato con i rifugiati e ora lo parla benissimo pur non avendolo mai studiato (e qui a me sale l'ira funesta!). La mia roommate ha vissuto in un numero imprecisato di paesi, passando dall'Australia al Canada, dagli Usa all'Africa, dalla Grecia alla Svizzera.
Il viaggio è stato meno traumatico dell'altra volta: un bel volo diretto della OmanAir da Milano ci ha lasciati a Muscat dopo 6 ore. Devo dire però che volare con Lufthansa è meglio, soprattutto in termini di cibo e hostess, perché quelle della OmanAir correvano su e giù come delle matte e sembrava non sapessero bene cosa fare, soprattutto quando il pilota ha avvisato di possibili turbolenze, cosicché a me è salita l'ansia e non ho dormito...
Una volta arrivati a Muscat avevamo 2/3 di attesa prima che Omar arrivasse a prenderci, così ci siamo concessi un'ottima colazione da Costa, che onestamente non delude mai.
Una volta arrivati tutti, siamo partiti alla volta di Ibri, a due ore e mezza da Muscat, tra il sonno e i morsi della fame che si facevano sentire ad ogni sobbalzo del pullmino. Al nostro amato palazzo Ooreedoo c'era il mitico Sultan che ci aspettava con una paccata di bibite e shawarma per tutti - sia benedetto!
Alla sera eravamo invitati al buon vecchio Aroos Dimashq, il vicino ristorante siriano, per una cena conviviale tutti insieme. E lì ho visto lei, la luce dei miei occhi, con la sua abaya nera lunga fino a terra: la mia adorata Latifah! è bella come sempre, mi ha detto che i capelli le sono un po' cresciuti da quando siamo andate al centro estetico, chissà se riuscirò a vederglieli bene stavolta.
Il giorno successivo è iniziato alle 7.30: sveglia, doccia, biscotto, vestiti e giù, tutti sul pullmino. Ci hanno portato subito a scuola, ma dopo poco siamo andati a vedere il mercato degli animali che è proprio di fronte. In realtà non è un mercato, è un'asta. Qui è ancora un metodo di compravendita molto diffuso: si inizia il mattino presto con l'asta dei datteri, segue quella della frutta e verdura e si finisce con quella degli animali. I beduini arrivano con le loro bestie sui pick up: capre, pecore ma anche cammelli e mucche. L'asta si svolge in uno spazio coperto, con la ghiaia a terra su cui si siedono i venditori e gli acquirenti. Nel centro si fanno sfilare gli animali, uno dietro l'altro e uno urla i loro prezzi. Uno degli angoli è destinato alle donne, quasi tutte beduine, con le loro maschere da cavalieri. Sono molto attente quando comprano un animale: esaminano i denti, le gambe, i genitali,..
Questa è una delle poche occasioni in cui gli omaniti pagano le tasse: quando comprano un animale infatti - ma probabilmente qualsiasi altro prodotto messo all'asta - una piccola percentuale del prezzo (credo il 5/8%) va allo stato. Se vi interessano i prezzi, una capra può costare 150/200 OMR, ma il prezzo arriva al doppio subito prima dell'Eid al-Adha, la festa del sacrificio.
Dopo l'asta, siamo andati al negozio di datteri, dove ci hanno spiegato tutto sui datteri, quello che si può produrre, in che maniera, eccetera, un po' come Buba coi gamberi. Il negozio è fornitissimo, il proprietario ci ha offerto caffè omanita e dolcetti di datteri al sesamo - buonissimi. Grazie e arrivederci, è ora di visitare il castello di Ibri, su cui non scriverò nulla perché non c'è molto da dire se non che è un bel castellozzo, tutto ristrutturato, risalente a circa 400 anni fa, con una delle moschee più antiche dell'Oman ancora utilizzata settimanalmente per la grande preghiera del venerdì.
Dopo un giro al vecchio suq, siamo tornati a scuola per fare il placement test, che, con terrore di tutti e a differenza dell'altra volta, conteneva anche una prova di speaking O_O
Giovedì, che poi era ieri, abbiamo iniziato le lezioni vere e proprie e poi..."finalmente" il week end! Domani dovremmo andare al villaggio di Sultan e al wadi, speriamo di fare il bagno.
A seguire, qualche foto degli ultimi giorni.
A presto,
Cecilia.
Come sopravvivere un mese senza dolci.
Sul Sadem Torino-Malpensa
Non ci sono paragoni.
5 euro di pizza pre volo.
Comitiva di anzianotti biellesi in gita al Salalah resort.
"Si avvisano i signori passeggeri che stiamo iniziando
l'atterraggio all'aeroporto di Muscat"
Risolto il problema delle prese.
L'outfit ultra formale omanita, che prevede la cintura
con il pugnale (khanjar) sopra la dishdasha.
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