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domenica 23 agosto 2015

La spiaggia delle meraviglie

Sabato 15 agosto 2015, per noi italiani uno dei giorni più importanti dell'estate, il più atteso, il giorno in cui devi organizzare per forza qualcosa di eclatante. La data che ti porterai come punta di diamante delle tue vacanze, da sfoggiare davanti agli amici. Sebbene non volutamente, ahimè, sono caduto a pieno nel cliché italiano ma mai come questa volta potrò dire "wow che ferragosto spettacolare!".
 
 
Sono le 2:15 del mattino, 00:15 ora italiana, quando suona la sveglia di quello che sarà, da li a poco, uno dei giorni più intensi e belli della mia vita.
Perché la sveglia è così presto? Perché alle 3:45, Cecilia ed io, dobbiamo essere alla riserva naturale delle tartarughe di mare a Ras al-Jinz, una località che dista circa un'ora di macchina da Sur, la nostra base di pernottamento per il weekend.
Nonostante la Turtle Reserve offrisse un'escursione anche serale, quindi ad orari decisamente più umani, abbiamo optato per la levataccia in quanto è l'unico turno in cui è possibile fare delle foto - rigorosamente senza flash - nel caso si dovessero riuscire a vedere delle tartarughe.
Sarà per l'orario, sarà per l'eccitazione all'idea di vedere le tartarughe che la strada scorre via in un batter di ciglia. Arriviamo alle 3:30, giusto il tempo di mangiare qualche frutto che si accendono le luci dell'ingresso.
Alla registrazione scopro che siamo tantissimi ma che per fortuna saremo divisi in tre gruppi, noi siamo il 2.
La nostra guida si chiama Saif e alle 4 spaccate inizia la nostra avventura.
 
Prima di dirigerci verso la spiaggia, una camminata di circa 15 minuti dall'ingresso della struttura, Saif ci spiega che siamo diretti alla spiaggia A e che, nel caso non dovessimo vedere nessuna tartaruga, di non disperare perché c'è anche una spiaggia B.
Inoltre ci spiega che sarà possibile usare la luce dei cellulari solo durante il tragitto verso la spiaggia; una volta arrivati le dovremo spegnere e fare affidamento solo sulla sua torcia.
Il tragitto non è dei più facili e il freddo, il terreno viscido e la scarsa luce non ci sono molto di aiuto.
Dopo circa 15 minuti Saif ci fa fermare, siamo all'inizio della spiaggia, consulta telefonicamente la guida del gruppo 1, ci fa spegnere le luci e dice: "Ali, dice che ci sono un paio tartarughe".
Il tempo di fare due passi e ci fermiamo nuovamente, guardo la luce di Saif e noto come sia cambiato l'ambiente che circonda. Molta più sabbia rispetto a prima, nessun cespuglio d'erba e davanti a noi in un piccolo fosso, un unico, enorme, imponente sasso.
 
 
Passano pochissimi secondo e a quel grande sasso spuntano delle pinne.
Altro che sasso, è mamma tartaruga che sta coprendo le uova appena deposte!
Il cuore mi batte all'impazzata.
 
 
Nonostante ci fosse solo la luce di Saif la tartaruga si sente decisamente osservata e si prende lunghe pause prima di completare il suo lavoro.
Dopo qualche minuto ci spostiamo dal nostro primo grande "sasso", in modo che possa lavorare tranquillamente, e ci addentriamo ancora di più nella spiaggia.
 
 
E' ancora buio ma all'orizzonte i colori del cielo si fanno piano piano sempre più chiari e caldi.
Saif si consulta nuovamente con Ali e ci fa scendere, seguendo categoricamente i suoi passi, sul bagnasciuga e ci indica con la torcia due tartarughe che hanno già finito di deporre le uova e che stanno tornando verso l'oceano.
 
 
I lenti e piccoli "sobbalzi" che fanno verso l'acqua quasi mi spingono a gridare "Dai tartaruga! Dai! Ci sei quasi!" ma non si può urlare quindi me lo sussurro tra me e me...dai tartaruga, ci sei quasi!
 
 
La luce inizia ad essere sempre più forte e quello che ci svela è un qualcosa di indescrivibile: siamo letteralmente circondati da scie di tartarughe. Altro che un paio!
 
 
 
 
Alle prime luci dell'alba lo spettacolo della natura si mostra nella sua totale bellezza. Le tartarughe spuntano da ogni dove e ora non c'è nemmeno bisogno della torca di Saif.
 
 
 
 
Il sole piano piano sale sempre più anche se non è ancora abbastanza caldo da scaldarci, quindi teniamo ancora addosso gli asciugamani. Tra una foto e l'altra mi avvicino a Saif e con l'entusiasmo a mille gli faccio domande a raffica ma, purtroppo, non ricevo le risposte che, ingenuamente, mi sarei aspettato.
 
 
 
Io: Quanto dura la gestazione delle uova?
Saif: Due mesi.
Mio pensiero: Ci vediamo tra due mesi allora :) :) ;)
 
 
Io: Perché ci sono delle uova non coperte sul bagnasciuga?
Saif: Quelle, se sopravvivono, saranno dei maschi perché la temperatura con la quale si svilupperanno non supera i 28°, mentre le uova deposte più avanti, si svilupperanno a una temperatura di 29° o più e quindi saranno femmine.
Io: Wow!
 
 
Io: Quante uova depone una singola tartaruga?
Saif: In totale, tra tutte le tartarughe ci sono circa mille uova ma solo un paio, massimo tre sopravvivono a causa di volpi, uccelli e inquinamento.
Io: O_O
 
Quando ascolti certe cose, almeno così è stato per me, ti sale sempre più la "carogna" pensando a quelle persone che, credendosi chissà chi, solo perché camminano in posizione eretta e possono "parlare" inquinano il mare e minacciano la sopravvivenza di questi fantastici animali.
Per fortuna però che sono circondato da tantissime tartarughe che sembrano dirmi, non ti preoccupare noi siamo più forti.
Ringrazio Saif e torno a passeggiare per la spiaggia, sempre nelle vicinanze del gruppo, e vedo una mamma tartaruga che esce dal suo nido e si dirige verso l'oceano.
La scena è spettacolare perché dirigendosi vero il bagnasciuga mamma tartaruga passa vicino ad una sua amica - che era in procinto di uscire dal suo nido - le da un colpetto con la pinna anteriore sinistra, quasi a volerle dire "ehi, seguimi. Faccio strada io" e insieme spariscono tra le onde.
 
 


 
 
 
 
 
 
"Ciao tartaruga!"
 
Manca ormai poco alla fine di questa fantastica esperienza, voglio godermi il più possibile questi ultimi minuti in compagnia di queste meraviglie. Il tempo di girarmi verso la spiaggia, dopo aver salutato le due future mamme che si sono ributtate in acqua, che eccola li...un'ennesima tartaruga che scava freneticamente per coprire la sue preziose uova. Non ho potuto resistere dall'immortalarla in n foto, visti i fantastici colori, e di farmici un selfie a debita distanza, in modo da lasciarle la sua "privacy".
 
 
 
 
Sono le 5:50 e purtroppo la nostra visita, dopo due misere ore, sta per concludersi. Saif riunisce il gruppo numero 2, ci ringrazia per essere stati obbedienti e per non avere infastidito le tartarughe e ci invita a riprendere il percorso fatto poche ore prima.
Nonostante avessimo visto almeno sette, otto tartarughe mi dispiaceva non aver visto delle tartarughine ma, la riserva di Ras al-Jins non aveva ancora finito di essere generosa con noi. Appena imboccata la strada di casa, con altri signori, vediamo un qualcosa di piccolissimo che si muove in modo strano sulla sabbia, incuriositi affrettiamo il passo e...vi lascio alle ultime foto e video che valgono più di mille parole :)
 
 
 
 
 
L'atmosfera è surreale, nonostante ci stessimo dirigendo tutti quanti verso l'uscita nessuno parla. Si bisbiglia ogni tanto qualche parola ed è una sensazione bellissima.
Interrompo il silenzio con Cece per dirle continuamente "è stato bellissimo, ora mollo tutto e dedico la mia vita a proteggere le tartarughe di mare!", lei mi guarda e sorride.
 
 


Salvatore


 







 

venerdì 21 agosto 2015

Pescatori e gusci d'uovo

Uscire da scuola alle 15.30 significa arrivare a casa in quell'intervallo di tempo che va dalle 14 alle 20 in cui non ci si può lavare perché l'acqua è talmente calda che ustiona. Giovedì però abbiamo corso il rischio: ci siamo lavati in fretta e furia, abbiamo preparato gli zaini e siamo ripartiti subito per Sur. Le opinioni sono contrastanti: c'è chi dice che è lontana (da Ibri), chi invece vicina, che ci vogliono 2 ore e mezza, chi invece sostiene ce ne vogliano 4. Noi ce ne abbiamo messe 4 e mezza: con la quarta marcia inserita e una media dei 100 km/h, alle 21 circa siamo arrivati  a Sur.
Sur è una cittadina costiera ma per sentire il classico odore di mare e pesce bisogna andare sulla "Corniche", il lungomare che è dall'altra parte del centro. Di giorno non c'è nessuno, anche se là il clima è decisamente più sopportabile di quello di Ibri, alla sera invece si riempie di gente, principalmente ragazzi, uomini e qualche sporadico gruppetto di indianine circondate da bambini che corrono e urlano su e giù per la spiaggia. 
La Corniche è interrotta un bellissimo ponte sospeso che porta al villaggio bianco di Ayjah, ma proseguendo dal lato della spiaggia si arriva ai cantieri dei Dhow, pescherecci di legno costruiti a mano tipici dell'Oman e soprattuto di Sur. 

Ponte sospeso.

Il venerdì mattina ci siamo alzati piuttosto tardi, abbiamo preso la Mazda e ci siamo fatti il giro della città. Purtroppo di venerdì mattina è tutto chiuso e le uniche persone che si vedono per strada sono gli uomini che vanno in moschea (le donne a quanto pare non ci vanno: persino di venerdì pregano in casa). Temevo di dover saltare il pranzo (avendo già saltato la colazione) ma siamo riusciti a trovare un ristorantino con la terrazza sul mare che ci ha preparato un ottimo pranzo. In realtà il cibo era normale ma sarà stata la tranquillità del posto, la brezza proveniente dal ventilatore dietro di noi, il profumo di shisha e il rumore delle onde che hanno reso questo pasto davvero piacevole. Mentre eravamo lì a guardare il mare e i Dhow che ci dondolavano sopra pensavo a quanto sarebbe stato diverso quel posto se si fosse trovato in qualsiasi altra parte del mondo (per non dire solo in Italia). Tutto ciò ha i suoi pro e i suoi contro: mi è sembrato di capire che gli omaniti non vanno in spiaggia a prendere il sole o fare il bagno e di turisti ce ne sono davvero pochi quindi le spiagge sono quasi sempre vuote. D'altro canto però queste sono viste come delle specie di discariche per cui si deve fare lo slalom tra bicchieri, bottiglie di vetro e plastica, sacchetti e altre schifezze che deturpano lo splendore di questi luoghi. 
Ma la vera meraviglia non l'avevano ancora vista e nemmeno ci aspettavamo di vivere un'esperienza come quella che sto per raccontare. 
Venerdì pomeriggio siamo stati in camera a riposarci, uscendo solo alla sera per andare a cenare. Ci eravamo promessi di tornare a casa entro le 21, ma al ristorante abbiamo fatto amicizia con un signore tunisino e un suo amico pakistano che avevamo tanto da chiedere e tanto da raccontare. Tra una cosa e l'altra abbiamo fatto le 23: ci aspettavano 3 profonde ore di sonno. Alle 2:15 le sveglie si sono messe a suonare, fuori era ancora buio pesto e noi abbiamo iniziato a prepararci per le prossime ore: costume, asciugamano, due banane, tanta acqua. Destinazione: Ras al-Jinz, il punto più orientale dell'Oman. Ci vuole circa un'ora per arrivarci e la strada mi è sembrata davvero bella anche se era tutto scuro attorno. Abbiamo costeggiato una grossa laguna, abbiamo fatto tanti su e giù per delle piccole colline e alle 3.30 siamo arrivati al Ras al-Jinz Turtle Reserve. Dopo una breve attesa, il nostro capo gruppo Saif ci guida nel buio della costa con la luce di una piccola torcia e di alcuni cellulari. "Ora andiamo alla spiaggia A, se non ci sono tartarughe c'è anche una spiaggia B dove potremmo forse trovarne, in sha' allah". Si perché questa è la stagione in cui le tartarughe verdi marine tornano a riva per depositare le uova ma è la natura quindi ovviamente non c'è nessuna garanzia di vederne. Io sentivo di avere l'animo in pace: ero contenta di trovarmi in quel posto anche senza vedere le tartarughe. 
Abbiamo camminato forse per 15/20 minuti poi Saif si è messo a telefonare al suo compare Ali per sapere se c'erano tartarughe. E ad un tratto ecco lì davanti a noi una buca enorme ("Oh è lì che hanno depositato le uova, wow!!) e mi ci è voluto un po' per rendermi conto che quello che credevo un grosso masso si muoveva e che in fin dei conti non era affatto un masso. Mamma tartaruga stava coprendo le sue piccole uova. Era enorme, mai avrei immaginato che una tartaruga potesse essere tanto grande. Luci spente, niente foto, niente video, niente rumori. Silenzio assoluto attorno alla povera creatura che stava evidentemente facendo una fatica assurda. Le tartarughe vengono a riva ma non si fermano subito lì, vanno avanti per metri e metri e metri per trovare un luogo adatto alle loro uova. Abbiamo scoperto che dalle uova depositate più vicine al mare nasceranno solo tartarughe maschi, mentre da quelle più lontane nasceranno solo tartarughe femmine. Immaginate un animale grosso, lento e goffo che a fatica si trascina per chissà quanti metri e poi deve scavare delle buche che sono grosse come crateri, depositare le uova, coprirle e fare ancora lo sforzo di uscire dalla buca e tornare in mare. La natura è magnifica ma crudele. 
Dopo la prima tartaruga ne abbiamo viste altre, tante altre, che iniziavano a scavare o che coprivano le uova o che tentavano di uscire dalla buca. Appena l'ambiente attorno a noi ha iniziato a illuminarsi ci siamo accorti di essere circondati dai crateri delle tartarughe e dalle loro uova: simili a palline da ping pong, le ovette erano sparse ovunque, alcune schiuse altre non ancora pronte. 
Ci hanno poi chiamati in gruppi di 3/4 persone per vederne una che stava proprio depositando le uova. Mentre aspettavamo il nostro turno in riva al mare ci è parso di vedere una roccia in lontananza vicino al mare. Sbagliato un'altra volta: mamma tartaruga stava tornando a casa, nelle tiepide acque dell'Oceano Indiano. Non so quante tartarughe abbiamo visto in totale, ma fosse stata anche una sola è stata una delle emozioni più forti che abbia mai provato. 
Un'immagine che probabilmente porterò con me per il resto dei miei giorni è quella tartaruga in lontananza che lentamente entra in acqua, con le onde che si scontrano sul suo grosso guscio e la luce fioca delle prime ore del mattino che illumina la scena. Noi avvolti negli asciugami a proteggerci dal forte vento freddo che soffia dall'Oceano. 



Cecilia