Uscire da scuola alle 15.30 significa arrivare a casa in quell'intervallo di tempo che va dalle 14 alle 20 in cui non ci si può lavare perché l'acqua è talmente calda che ustiona. Giovedì però abbiamo corso il rischio: ci siamo lavati in fretta e furia, abbiamo preparato gli zaini e siamo ripartiti subito per Sur. Le opinioni sono contrastanti: c'è chi dice che è lontana (da Ibri), chi invece vicina, che ci vogliono 2 ore e mezza, chi invece sostiene ce ne vogliano 4. Noi ce ne abbiamo messe 4 e mezza: con la quarta marcia inserita e una media dei 100 km/h, alle 21 circa siamo arrivati a Sur.
Sur è una cittadina costiera ma per sentire il classico odore di mare e pesce bisogna andare sulla "Corniche", il lungomare che è dall'altra parte del centro. Di giorno non c'è nessuno, anche se là il clima è decisamente più sopportabile di quello di Ibri, alla sera invece si riempie di gente, principalmente ragazzi, uomini e qualche sporadico gruppetto di indianine circondate da bambini che corrono e urlano su e giù per la spiaggia.
La Corniche è interrotta un bellissimo ponte sospeso che porta al villaggio bianco di Ayjah, ma proseguendo dal lato della spiaggia si arriva ai cantieri dei Dhow, pescherecci di legno costruiti a mano tipici dell'Oman e soprattuto di Sur.
Ponte sospeso.
Il venerdì mattina ci siamo alzati piuttosto tardi, abbiamo preso la Mazda e ci siamo fatti il giro della città. Purtroppo di venerdì mattina è tutto chiuso e le uniche persone che si vedono per strada sono gli uomini che vanno in moschea (le donne a quanto pare non ci vanno: persino di venerdì pregano in casa). Temevo di dover saltare il pranzo (avendo già saltato la colazione) ma siamo riusciti a trovare un ristorantino con la terrazza sul mare che ci ha preparato un ottimo pranzo. In realtà il cibo era normale ma sarà stata la tranquillità del posto, la brezza proveniente dal ventilatore dietro di noi, il profumo di shisha e il rumore delle onde che hanno reso questo pasto davvero piacevole. Mentre eravamo lì a guardare il mare e i Dhow che ci dondolavano sopra pensavo a quanto sarebbe stato diverso quel posto se si fosse trovato in qualsiasi altra parte del mondo (per non dire solo in Italia). Tutto ciò ha i suoi pro e i suoi contro: mi è sembrato di capire che gli omaniti non vanno in spiaggia a prendere il sole o fare il bagno e di turisti ce ne sono davvero pochi quindi le spiagge sono quasi sempre vuote. D'altro canto però queste sono viste come delle specie di discariche per cui si deve fare lo slalom tra bicchieri, bottiglie di vetro e plastica, sacchetti e altre schifezze che deturpano lo splendore di questi luoghi.
Ma la vera meraviglia non l'avevano ancora vista e nemmeno ci aspettavamo di vivere un'esperienza come quella che sto per raccontare.
Venerdì pomeriggio siamo stati in camera a riposarci, uscendo solo alla sera per andare a cenare. Ci eravamo promessi di tornare a casa entro le 21, ma al ristorante abbiamo fatto amicizia con un signore tunisino e un suo amico pakistano che avevamo tanto da chiedere e tanto da raccontare. Tra una cosa e l'altra abbiamo fatto le 23: ci aspettavano 3 profonde ore di sonno. Alle 2:15 le sveglie si sono messe a suonare, fuori era ancora buio pesto e noi abbiamo iniziato a prepararci per le prossime ore: costume, asciugamano, due banane, tanta acqua. Destinazione: Ras al-Jinz, il punto più orientale dell'Oman. Ci vuole circa un'ora per arrivarci e la strada mi è sembrata davvero bella anche se era tutto scuro attorno. Abbiamo costeggiato una grossa laguna, abbiamo fatto tanti su e giù per delle piccole colline e alle 3.30 siamo arrivati al Ras al-Jinz Turtle Reserve. Dopo una breve attesa, il nostro capo gruppo Saif ci guida nel buio della costa con la luce di una piccola torcia e di alcuni cellulari. "Ora andiamo alla spiaggia A, se non ci sono tartarughe c'è anche una spiaggia B dove potremmo forse trovarne, in sha' allah". Si perché questa è la stagione in cui le tartarughe verdi marine tornano a riva per depositare le uova ma è la natura quindi ovviamente non c'è nessuna garanzia di vederne. Io sentivo di avere l'animo in pace: ero contenta di trovarmi in quel posto anche senza vedere le tartarughe.
Abbiamo camminato forse per 15/20 minuti poi Saif si è messo a telefonare al suo compare Ali per sapere se c'erano tartarughe. E ad un tratto ecco lì davanti a noi una buca enorme ("Oh è lì che hanno depositato le uova, wow!!) e mi ci è voluto un po' per rendermi conto che quello che credevo un grosso masso si muoveva e che in fin dei conti non era affatto un masso. Mamma tartaruga stava coprendo le sue piccole uova. Era enorme, mai avrei immaginato che una tartaruga potesse essere tanto grande. Luci spente, niente foto, niente video, niente rumori. Silenzio assoluto attorno alla povera creatura che stava evidentemente facendo una fatica assurda. Le tartarughe vengono a riva ma non si fermano subito lì, vanno avanti per metri e metri e metri per trovare un luogo adatto alle loro uova. Abbiamo scoperto che dalle uova depositate più vicine al mare nasceranno solo tartarughe maschi, mentre da quelle più lontane nasceranno solo tartarughe femmine. Immaginate un animale grosso, lento e goffo che a fatica si trascina per chissà quanti metri e poi deve scavare delle buche che sono grosse come crateri, depositare le uova, coprirle e fare ancora lo sforzo di uscire dalla buca e tornare in mare. La natura è magnifica ma crudele.
Dopo la prima tartaruga ne abbiamo viste altre, tante altre, che iniziavano a scavare o che coprivano le uova o che tentavano di uscire dalla buca. Appena l'ambiente attorno a noi ha iniziato a illuminarsi ci siamo accorti di essere circondati dai crateri delle tartarughe e dalle loro uova: simili a palline da ping pong, le ovette erano sparse ovunque, alcune schiuse altre non ancora pronte.
Ci hanno poi chiamati in gruppi di 3/4 persone per vederne una che stava proprio depositando le uova. Mentre aspettavamo il nostro turno in riva al mare ci è parso di vedere una roccia in lontananza vicino al mare. Sbagliato un'altra volta: mamma tartaruga stava tornando a casa, nelle tiepide acque dell'Oceano Indiano. Non so quante tartarughe abbiamo visto in totale, ma fosse stata anche una sola è stata una delle emozioni più forti che abbia mai provato.
Un'immagine che probabilmente porterò con me per il resto dei miei giorni è quella tartaruga in lontananza che lentamente entra in acqua, con le onde che si scontrano sul suo grosso guscio e la luce fioca delle prime ore del mattino che illumina la scena. Noi avvolti negli asciugami a proteggerci dal forte vento freddo che soffia dall'Oceano.
Cecilia




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