mercoledì 5 agosto 2015

Fine del periplo

Stasera Thor e io siamo andati al ristorante siriano e anche se di siriano non ha niente, al di là del nome e alcune cose del menù, io mi sono commossa. Ci siamo accomodati nella "family section" - quella riservata alle donne sole o accompagnate - anche se ci hanno dato il permesso di stare nella sala davanti, quella principale riservata agli uomini. Ma appena ci spostiamo dall'ingresso gli sguardi incuriositi e penetranti dei presenti ci hanno fatto cambiare idea e ci siamo fiondati in mezzo ai marmocchi della zona-famiglie. Per circa 12 euro abbiamo mangiato una zuppetta di mais e pollo, uno strepitoso fattoush (“mado’ che buono!!!” disse un diffidente napoletano), il mio amato shish taouk e un meat kebab. Però io ho ancora fame e Thor non mi ha lasciato prendere il dolce.

Insalatina preparatoria 

Family section

Repetita iuvant: stamattina ho speso più di 40 euro per una misera colazione nell'hotel dove la camera è costata circa 60. Qualcosa non mi torna. Lanciando insulti mentali lasciamo l’hotel per andare a Burj (che qui pronunciano burG - con la G di gatto invece che la G finale di garage) Sahwa, la stazione dei bus e dei taxi. Il clima torrido, l’assenza dei taxi collettivi che mi aspettavo e il sonno mi hanno fatto salire la rogna, ma alla fine il buon Thor ha preso la situazione in mano e ha beccato un fantastico driver che per 40 euro ci avrebbe portato a Ibri. Deal!
Magico il viaggio: temperatura mitigata dal venticello dell'aria condizionata, musica araba di sottofondo e attorno a noi brulle montagne rosse. È stato stupendo finché non mi sono abbioccata…
In taxi, Cece dopo due ore e mezza di abbiocco...ehm...compagnia.

La scuola ci accoglie calorosamente e per fortuna arriviamo in tempo per il pranzo (yeah!). Dopo aver mangiato, iniziano le raccomandazioni: non solo ce le dicono a voce ma distribuiscono anche dei fogli che dobbiamo firmare. Tra le varie cose, si raccomandano l’abbigliamento sobrio (quindi niente pantaloni corti per Thor), sessi separati dopo le 21, niente insulti a nessuno – stranieri o autoctoni – e ASSOLUTAMENTE non si deve parlare male del sultano, semplicemente perché è molto amato quindi non ci sono motivi per non lodarlo. E vedendo quello che fa e ha fatto hanno ragione: per esempio, la moschea  di Ibri – la Sultan Qaboos Mosque – è un dono del sultano alla città, significa che con i suoi soldi (non quelli del governo) ha fatto costruire questo edificio da cui esce la voce del muezzin che si sente fin dall'altro capo della città. 

Domani iniziamo le lezioni, alle 8 parte il pullmino della scuola che ci porta avanti e indietro. Qui è faticoso camminare anche solo per due isolati.

Thor che scala le mille rampe

A presto, buona notte

Cecilia


Nessun commento:

Posta un commento