Stasera Thor e io siamo andati al ristorante siriano e anche
se di siriano non ha niente, al di là del nome e alcune cose del menù, io mi
sono commossa. Ci siamo accomodati nella "family section" - quella
riservata alle donne sole o accompagnate - anche se ci hanno dato il permesso
di stare nella sala davanti, quella principale riservata agli uomini. Ma appena
ci spostiamo dall'ingresso gli sguardi incuriositi e penetranti dei presenti ci hanno fatto
cambiare idea e ci siamo fiondati in mezzo ai marmocchi della zona-famiglie.
Per circa 12 euro abbiamo mangiato una zuppetta di mais e pollo, uno strepitoso
fattoush (“mado’ che buono!!!” disse un diffidente napoletano), il mio amato shish taouk e un meat kebab. Però io ho ancora fame e
Thor non mi ha lasciato prendere il dolce.
Insalatina preparatoria
Family section
Repetita iuvant: stamattina ho speso più di 40 euro per una
misera colazione nell'hotel dove la camera è costata circa 60. Qualcosa non mi
torna. Lanciando insulti mentali lasciamo l’hotel per andare a Burj (che qui
pronunciano burG - con la G di gatto invece che la G finale di garage) Sahwa, la stazione dei bus e dei taxi. Il clima torrido, l’assenza
dei taxi collettivi che mi aspettavo e il sonno mi hanno fatto salire la rogna,
ma alla fine il buon Thor ha preso la situazione in mano e ha beccato un fantastico
driver che per 40 euro ci avrebbe portato a Ibri. Deal!
Magico il viaggio: temperatura mitigata dal venticello dell'aria condizionata, musica araba di sottofondo
e attorno a noi brulle montagne rosse. È stato stupendo finché non mi sono abbioccata…
In taxi, Cece dopo due ore e mezza di abbiocco...ehm...compagnia.
La scuola ci accoglie calorosamente e per fortuna arriviamo
in tempo per il pranzo (yeah!). Dopo aver mangiato, iniziano le
raccomandazioni: non solo ce le dicono a voce ma distribuiscono anche dei fogli
che dobbiamo firmare. Tra le varie cose, si raccomandano l’abbigliamento sobrio
(quindi niente pantaloni corti per Thor), sessi separati dopo le 21, niente
insulti a nessuno – stranieri o autoctoni – e ASSOLUTAMENTE non si deve parlare
male del sultano, semplicemente perché è molto amato quindi non ci sono motivi
per non lodarlo. E vedendo quello che fa e ha fatto hanno ragione: per esempio, la
moschea di Ibri – la Sultan Qaboos
Mosque – è un dono del sultano alla città, significa che con i suoi soldi (non
quelli del governo) ha fatto costruire questo edificio da cui esce la voce del muezzin che si sente fin dall'altro capo
della città.
Domani iniziamo le lezioni, alle 8 parte il pullmino della scuola che ci porta avanti e indietro. Qui è faticoso camminare anche solo per due isolati.
Thor che scala le mille rampe
A presto, buona notte
Cecilia




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