Ebbene si, è successo di nuovo. Le modalità sono state un po' diverse, ma la seccatura posso garantire che è stata la stessa, se non più grande. Partiamo dal principio.
Giorno 15 (20/8/15), siamo ufficialmente a metà del nostro percorso omanita e subito dopo pranzo partiamo con gli altri studenti alla volta delle Wahiba Sands, il deserto rosso che si trova a est, nella zona denominata al-Sharqiyya.

A scuola in attesa di partire
Facciamo una visita al bellissimo castello di Jibrin che si trova sulla strada, e dopo una breve chiacchierata col custode, ripartiamo. Dopo due ore di macchina, del deserto non c'è traccia, continuiamo a vedere piccoli agglomerati di case qua e là, desolati coffee shop o improbabili hypermarket, ma alla fine ecco che Mahmood svolta sinistra. C'è sabbia. È un inizio anche se intorno a noi non c'è proprio quello che definirei un deserto nel senso stretto del termine. Parcheggiato il nostro pulmino, ci carichiamo di zaini, cuscini e acqua e ci dirigiamo a piedi verso il campo base, appena dietro una breve salita.

Quello che compare ai nostri occhi è finalmente quello che aspettavo: una grossa tenda centrale funge da sala da pranzo e majlis (dove ci si siede e si chiacchiera), ai lati, capanne e piccole tende, dietro...il deserto.

Anche se ce lo sconsigliano ci togliamo tutti le scarpe per sentire bene sotto i piedi questa polvere rossa finissima e morbida (e calda). è quasi il tramonto quindi ci dividiamo in fretta le capanne, posiamo le borse, tiro fuori la mia Canon e usciamo immediatamente. In quel lasso di tempo il sole è riuscito a raggiungere l'orizzonte e abbiamo pochi minuti per scattare qualche foto prima che sopraggiunga il buio.
Col sole che se ne va, oltre alle tenebre arriva anche il vento, che ci fa compagnia per il resto della serata. Il buffet della cena prevede dunque baked beans e riso (immancabili in questa parte del mondo), patate fritte, pollo, stufato di cammello, insalata, il tutto servito con una bella spolverata di sabbia. finita la cena, rimaniamo un po' rannicchiati contro le tende del majlis cercando di evitare il più possibile la sabbia negli occhi e in bocca, ma stanchi e assonnati decidiamo di ritirarci. La tenda centrale separa la sezione maschile delle capanne da quella delle donne, quindi saluto Saxon e Thor e me ne vado nella mia direzione. Ogni capanna ha un piccolo recinto di canne di bambù e foglie di palma, dentro è divisa in due stanze con 4 letti e fuori c'è una rete matrimoniale per dormire sotto le stelle. Abbiamo una lampadina e un enorme ventilatore rumorosissimo. Tra l'ansia di ritrovarmi uno scorpione nel letto, il fischiare continuo del ventilatore e la sabbia che mi entra dalla finestra, non dormo molto, e così credo anche le mie compagne che al mattino trovo sistemate in questo modo:
Vista dalla mia finestra
Al mattino l'appuntamento con gli altri è alle 7 per fare colazione e poco dopo arrivano due bolidi su quattro ruote guidati da due uomini che sembrano nati dalle sabbie del deserto. Il programma è fare un giro sulle dune coi suv, ma non un giro qualsiasi: si fa alla maniera omanita. Salti, vuoti d'aria, discese improvvise, curve improbabili sull'orlo delle dune, urla di eccitazione e paura al tempo stesso. Per fortuna il tutto non dura molto, forse mezz'ora anche se sembra di più. Torniamo al campo base e ci trasferiamo sul nostro fidato pulmino: ci spostiamo a Nizwa. E qui inizia la breve storia che da il titolo a questo post.
Durante il tragitto deserto-Nizwa chiudo gli occhi nella vana speranza di addormentarmi. Una serie di dossi mi fa capire che stiamo entrando in città quindi apro gli occhi, mi guardo attorno seccata perché Thor non ha ancora smesso di parlare e mi accorgo di provare una strana sensazione: meno male che ho con me l'infallibile Neutrose San Pellegrino. Scendiamo dal pulmino, facciamo due passi e..."Cece che succede?" "Thor troviamo il bagno, non sto bene". Abbandoniamo Saxon che è troppo preso dai dolci di datteri e ci mettiamo a girare attorno al suq in cerca della maledetta toilette. Non sto a dilungarmi su quanto accaduto in quelle quattro mura, ma per chi ne fosse al corrente sappiate che bene o male è successo quello che mi rovinò il week end a Latakia cinque anni fa. Questa volta a tenermi la testa c'è Thor, mi sono impegnata a non svenire perché il pavimento fa troppo ribrezzo e la novità è che c'è un vecchio squinternato che cerca disperatamente di entrare nel bagno delle donne che sto occupando. E ci prova una, due volte alla terza gli urlo da dentro di andarsene, con tutto il fiato che ho in gola cercando di simulare una voce il più possibile minacciosa e terrificante. E forse funziona perché il vecchio pazzo puzzone finalmente sparisce, lui e la sua fedele cariola.
Credo siano passate due ore e compaiono gli altri nostri compagni di viaggio. Yusuf e Mahmood vogliono portarmi alla clinic - forse il mio stato è peggio di quanto pensassi - ma mi oppongo strenuamente anche se in tutto quel macello la mia mente malata aveva deciso che un orrido insetto mi avesse punto e che ero lì lì per andare all'altro mondo. Mi riprendo, mi rendo conto che nessuno mi ha punto, è solo il mio stomaco che si è molto risentito per la mattinata in macchina. Mi caricano sul pulmino, sento Yusuf che parla col capo della scuola Sultan e gli da delle indicazioni stradali: "andiamo dalla sorella di Mahmood, quando vedi una strada sterrata gira a destra e poi più avanti vedrai il pulmino". La meravigliosa disponibilità degli arabi si fa vedere anche questa volta: la sorella di Mahmood mi manda un cuscino morbidissimo su cui accoccolarmi e un bicchiere di acqua tiepida con dei limoni e zucchero. Mentre abbraccio il meraviglioso cuscino, arriva la frutta col caffè (in Oman i pasti iniziano così) e poco dopo anche Sultan. Gli altri si fiondano sul cibo, io mi limito a un dattero e alla mia acqua limonata poi per fortuna Sultan mi guarda e mi chiede se voglio andare alla clinic, "no vorrei solo andare a casa mia".
Arriviamo a Ibri verso le 5, Thor rimane da me per controllare che stia bene. Sto decisamente meglio, in macchina con Sultan abbiamo parlato, riso e scherzato in arabo quindi anche il mio cervello si è rimesso. Sono felice, stanchissima ma felice, sono pronta ad abbioccarmi davanti al film che stiamo guardando quando a un tratto.....

Non si vede molto bene ma quello lì contro il muro è Ugo, un geco che ha pensato bene di approfittare della mia assenza per intrufolarsi in casa. Ci sono volute 4 persone per convincere Ugo a smettere di correre su e giù per tutti i muri dell'appartamento e tornare a casa sua. La giornata è davvero conclusa ora, salto cena e mi godo un meritato riposo.
Sabato mattina mi sveglio presto, tutto sommato in forma anche se ho l'impressione che il mio stomaco abbia ancora i nervi. Nel pomeriggio decidiamo di andare tutti al Wadi Dam, una delle solite pozze d'acqua limpida che compaiono qua e là in tutto l'Oman. Dopo un rapido pranzo leggero ci prepariamo: costume, asciugamano, crema solare, carte da gioco. Prima di dirigerci verso il Wadi, facciamo tappa da Lulu per comprare il necessario per fare il barbecue perché non è un vero sabato omanita se non si fa una grigliata all'aperto. Purtroppo più ci avviciniamo al Wadi più il cielo si copre di nuvole e da lì a poco ci coglie la pioggia: ma sha' allah come dicono qui. La pioggia di per sé non è un problema, qui l'adorano e sono tutti eccitati quando vengono giù due gocce e in effetti rinfresca molto l'aria tanto che risulta davvero piacevole starci sotto. Le difficoltà sorgono quando ci si trova nei pressi dei Wadi che si riempiono subito d'acqua ed esondano, bloccando le strade con fango e pietre. Così siamo costretti a rientrare e a spostare la grigliata su uno dei nostri miseri balconcini.

Bloccati dall'acqua

Spiedini di pollo, spezzatino di cammello e cipolle
E con questa specie di merenda sinoira chiudiamo un'altra giornata e ci prepariamo per la settimana...
Cecilia


week end sfigato insomma... consolati, succede anche a latitudini meno esotiche! :)
RispondiEliminaVi ho inviato la foto del padiglione omanita a Expo, se per caso incontrate il sultano o qualcuno che conti, comunicategli che io saprei sicuramente fare di meglio accontentandomi di un compenso più ridotto xD
Scherzi a parte un abbraccio e riprenditi :)