venerdì 14 agosto 2015

Sayyed Salvador e Shish

11/08/2015
 
"E tu come ti chiami?" "Cecilia" "Puoi scriverlo alla lavagna?" "تشيتشيليا" "Ah! I nomi italiani sono troppo lunghi!" "In Siria mi chiamavano Shish, come il pollo" "Allora sarai Shish".
Questo è stato il primo scambio di battute tra me e l'adorabile Latifah. 
Il mio nome sarà stato troppo lungo, quello di Thor invece andava più che bene, addirittura ogni volta che si rivolge a lui lo chiama "Sayyed" che sarebbe come il nostro "signore". Sayyed Salvador.
 
Sayyed Salvador all'opera.
Latifah è adorabile, piccolina, con la "abaya" lunga e nera che la fa sembrare ancora più minuta. Ha due grandi occhi scuri incorniciati dal kajal che diventano spicchi di luna quando sorride. Applaude sempre quando finiamo di parlare o leggere o se rispondiamo a una domanda - bene o male, non importa, basta che parliamo - e ogni giorno ci porta un dolcino o una caramella o una mini bibita. 
 
I regali di Latifah.
 
Al gruppo iniziale si è aggiunto un nuovo arrivato, Bruce, così ora siamo in 9 in tutto e il pullmino per la scuola è pieno. 
Oggi ci hanno portato in visita al famoso Lulu, la più grande catena di supermercati che c'è da queste parti. Ci porta l'autista della scuola perché il posto è fuori città e non ci sono taxi per tornare indietro. Andare da Lulu per me è un po' come entrare in una specie di paese delle meraviglie e mi crea problemi trovare tutto il necessario per la settimana in soli venti minuti: qui vendono di tutto e finisco sempre per incantarmi davanti allo scaffale delle spezie o del riso, dei dolci  o dei formaggi. Purtroppo è caro, quindi possiamo permetterci solo le sottomarche dei prodotti più sgalfi, ma oggi abbiamo deciso di farci un piccolo regalino...
 
180gr di felicità.
Kurn fliks, i fiocchi del Sultano.
12/08/2015
 
Torniamo stravolti dalla gita in montagna che abbiamo fatto con la scuola. Sultan, Omar e Yusuf ci hanno portati a vedere il sole tramontare da un monte appena fuori la città, nella zona periferica dove sorgeva la vecchia Ibri. Per arrivare in cima si deve attraversare un quartiere abbandonato, dove le case di fango mezze distrutte si susseguono sulle pendici del monte.
 


 
Una volta superate, la salita si complica, ma siamo ripagati dai tantissimi fossili che si trovano per strada (persino dei nautilus integri).
Il panorama è mozzafiato: si vede tutta la città ma anche le montagne che la circondano e il deserto che si estende tutt'attorno. Qua e là chiazze verdi stanno a indicare la presenza di oasi o di qualche ricco omanita che può permettersi di avere abbastanza acqua da annaffiare delle piante.
Piccola preview salendo.
Non possiamo fermarci a vedere il sole nascondersi dietro le montagne perché il buio qui sopraggiunge immediatamente, quindi iniziamo a scendere, ignari di quel che avremmo fatto da lì a poco...
In pianura ci aspetta Mahmood, un ometto piccolino, tarchiatello, con la dishdasha azzurra e un infinito seguito di marmocchi a piedi scalzi. Si presentano agli uomini del gruppo, noi siamo in disparte: qui non si usa dare la mano alla donna o rivolgerle un minimo sguardo. Ci separiamo del tutto quando a noi fanno entrare in un cortiletto e poi in una stanza - il majlis - dove ci accolgono donne e bambine. I primi minuti sono imbarazzanti: le bambine ci guardano curiose, parlano tra loro e con le madri e poi tutte a ridere di non si sa cosa. Queste sono le prime donne che vedo senza la abaya. Indossano splendidi abiti colorati in tinta con l'hijab e anche le bambine hanno vestiti variopinti con pizzi e lustrini, mentre i baby maschi sono vestiti normalmente, alcuni con una mini dishdasha altri con maglietta e pantaloncini. 
Finalmente riusciamo a scambiare qualche parola con una delle donne ma dopo poco arrivano le vettovagliee io mi distraggo: vassoi di arance, mele, banane, ciotole di datteri freschi appena raccolti (mai visti prima!), caffè omanita e pezzi di torta. La signora anziana che detta legge nel gruppo è la matriarca, madre di Mahmood. Ha un'aria severa ma affettuosa infatti si premura di sbucciare e tagliare la frutta per noi. Dopo un po' si allontana e torna con una grossa pentola di metallo in testa, urla a una bambina di portare i piatti e inizia a servirci in minuscoli piattini metallici una specie di porridge: si chiama "dajaj harris", è uno dei piatti tradizionali omaniti ed è a base di pollo sfilacciato e credo grano o avena. 
La matriarca non mangia, ci osserva, controlla i bambini e di tanto in tanto ne prende uno e se lo coccola. Io riprendo a parlare con la ragazza che scopro essere la moglie di Mahmood. A 31 anni ha già partorito sei volte e sette anni fa a dovuto "subire l'affronto" (opinione mia) di dover dividere il marito con un'altra donna, che vive in un'altra casa e che ha i suoi figli (e di Mahmood). Badriyya - la prima moglie - ci dice che ancora oggi è triste anche perché ora il buon ometto può stare con lei un giorno sì e un giorno no. 
Il giorno dopo a scuola abbiamo 5 minuti a testa per parlare di quello che vogliamo e allora racconto a Yusuf del giorno precedente e delle chiacchiere con Badriyya e gli espongo le mie perplessità: secondo il Corano, un uomo può prendere fino a quattro mogli, a patto che possa mantenere loro e i figli, che siano trattate allo stesso modo e che la presenza di un'altra moglie non crei disagio a nessuno. Ora, il nostro amico Mahmood tanto per cominciare non tratta le mogli nello stesso modo perché ci ha presentati solo alla prima moglie e non alla seconda, inoltre è chiaro che Badriyya stia soffrendo quindi mi chiedo se sia giusto imporre un trattamento simile a una persona che dici di amare. 
Finito il mio monologo ed espresso il pensiero, Yusuf ci racconta della sua famiglia e di suo padre che ha due mogli e la bellezza di 19 figli. Abu Yusuf alla modesta età di 70 anni è riuscito ancora poco tempo fa a procreare, per cui il nostro insegnante - che è sulla quarantina - ha il fratello più piccolo dell'età di 5 anni. 
Sono perplessa. 
 
Per mettere qualche foto, vi mostro la nostra residenza: Palazzo Ooredoo.
 

E l'appartamento numero 2, il mio:




Cecilia




1 commento:

  1. Mi ricordo che in Siria avevamo incrociato un vecchio pirata in motocicletta che si vantava di aver preso moglie e procreato a 92 anni

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