venerdì 21 agosto 2015

Pescatori e gusci d'uovo

Uscire da scuola alle 15.30 significa arrivare a casa in quell'intervallo di tempo che va dalle 14 alle 20 in cui non ci si può lavare perché l'acqua è talmente calda che ustiona. Giovedì però abbiamo corso il rischio: ci siamo lavati in fretta e furia, abbiamo preparato gli zaini e siamo ripartiti subito per Sur. Le opinioni sono contrastanti: c'è chi dice che è lontana (da Ibri), chi invece vicina, che ci vogliono 2 ore e mezza, chi invece sostiene ce ne vogliano 4. Noi ce ne abbiamo messe 4 e mezza: con la quarta marcia inserita e una media dei 100 km/h, alle 21 circa siamo arrivati  a Sur.
Sur è una cittadina costiera ma per sentire il classico odore di mare e pesce bisogna andare sulla "Corniche", il lungomare che è dall'altra parte del centro. Di giorno non c'è nessuno, anche se là il clima è decisamente più sopportabile di quello di Ibri, alla sera invece si riempie di gente, principalmente ragazzi, uomini e qualche sporadico gruppetto di indianine circondate da bambini che corrono e urlano su e giù per la spiaggia. 
La Corniche è interrotta un bellissimo ponte sospeso che porta al villaggio bianco di Ayjah, ma proseguendo dal lato della spiaggia si arriva ai cantieri dei Dhow, pescherecci di legno costruiti a mano tipici dell'Oman e soprattuto di Sur. 

Ponte sospeso.

Il venerdì mattina ci siamo alzati piuttosto tardi, abbiamo preso la Mazda e ci siamo fatti il giro della città. Purtroppo di venerdì mattina è tutto chiuso e le uniche persone che si vedono per strada sono gli uomini che vanno in moschea (le donne a quanto pare non ci vanno: persino di venerdì pregano in casa). Temevo di dover saltare il pranzo (avendo già saltato la colazione) ma siamo riusciti a trovare un ristorantino con la terrazza sul mare che ci ha preparato un ottimo pranzo. In realtà il cibo era normale ma sarà stata la tranquillità del posto, la brezza proveniente dal ventilatore dietro di noi, il profumo di shisha e il rumore delle onde che hanno reso questo pasto davvero piacevole. Mentre eravamo lì a guardare il mare e i Dhow che ci dondolavano sopra pensavo a quanto sarebbe stato diverso quel posto se si fosse trovato in qualsiasi altra parte del mondo (per non dire solo in Italia). Tutto ciò ha i suoi pro e i suoi contro: mi è sembrato di capire che gli omaniti non vanno in spiaggia a prendere il sole o fare il bagno e di turisti ce ne sono davvero pochi quindi le spiagge sono quasi sempre vuote. D'altro canto però queste sono viste come delle specie di discariche per cui si deve fare lo slalom tra bicchieri, bottiglie di vetro e plastica, sacchetti e altre schifezze che deturpano lo splendore di questi luoghi. 
Ma la vera meraviglia non l'avevano ancora vista e nemmeno ci aspettavamo di vivere un'esperienza come quella che sto per raccontare. 
Venerdì pomeriggio siamo stati in camera a riposarci, uscendo solo alla sera per andare a cenare. Ci eravamo promessi di tornare a casa entro le 21, ma al ristorante abbiamo fatto amicizia con un signore tunisino e un suo amico pakistano che avevamo tanto da chiedere e tanto da raccontare. Tra una cosa e l'altra abbiamo fatto le 23: ci aspettavano 3 profonde ore di sonno. Alle 2:15 le sveglie si sono messe a suonare, fuori era ancora buio pesto e noi abbiamo iniziato a prepararci per le prossime ore: costume, asciugamano, due banane, tanta acqua. Destinazione: Ras al-Jinz, il punto più orientale dell'Oman. Ci vuole circa un'ora per arrivarci e la strada mi è sembrata davvero bella anche se era tutto scuro attorno. Abbiamo costeggiato una grossa laguna, abbiamo fatto tanti su e giù per delle piccole colline e alle 3.30 siamo arrivati al Ras al-Jinz Turtle Reserve. Dopo una breve attesa, il nostro capo gruppo Saif ci guida nel buio della costa con la luce di una piccola torcia e di alcuni cellulari. "Ora andiamo alla spiaggia A, se non ci sono tartarughe c'è anche una spiaggia B dove potremmo forse trovarne, in sha' allah". Si perché questa è la stagione in cui le tartarughe verdi marine tornano a riva per depositare le uova ma è la natura quindi ovviamente non c'è nessuna garanzia di vederne. Io sentivo di avere l'animo in pace: ero contenta di trovarmi in quel posto anche senza vedere le tartarughe. 
Abbiamo camminato forse per 15/20 minuti poi Saif si è messo a telefonare al suo compare Ali per sapere se c'erano tartarughe. E ad un tratto ecco lì davanti a noi una buca enorme ("Oh è lì che hanno depositato le uova, wow!!) e mi ci è voluto un po' per rendermi conto che quello che credevo un grosso masso si muoveva e che in fin dei conti non era affatto un masso. Mamma tartaruga stava coprendo le sue piccole uova. Era enorme, mai avrei immaginato che una tartaruga potesse essere tanto grande. Luci spente, niente foto, niente video, niente rumori. Silenzio assoluto attorno alla povera creatura che stava evidentemente facendo una fatica assurda. Le tartarughe vengono a riva ma non si fermano subito lì, vanno avanti per metri e metri e metri per trovare un luogo adatto alle loro uova. Abbiamo scoperto che dalle uova depositate più vicine al mare nasceranno solo tartarughe maschi, mentre da quelle più lontane nasceranno solo tartarughe femmine. Immaginate un animale grosso, lento e goffo che a fatica si trascina per chissà quanti metri e poi deve scavare delle buche che sono grosse come crateri, depositare le uova, coprirle e fare ancora lo sforzo di uscire dalla buca e tornare in mare. La natura è magnifica ma crudele. 
Dopo la prima tartaruga ne abbiamo viste altre, tante altre, che iniziavano a scavare o che coprivano le uova o che tentavano di uscire dalla buca. Appena l'ambiente attorno a noi ha iniziato a illuminarsi ci siamo accorti di essere circondati dai crateri delle tartarughe e dalle loro uova: simili a palline da ping pong, le ovette erano sparse ovunque, alcune schiuse altre non ancora pronte. 
Ci hanno poi chiamati in gruppi di 3/4 persone per vederne una che stava proprio depositando le uova. Mentre aspettavamo il nostro turno in riva al mare ci è parso di vedere una roccia in lontananza vicino al mare. Sbagliato un'altra volta: mamma tartaruga stava tornando a casa, nelle tiepide acque dell'Oceano Indiano. Non so quante tartarughe abbiamo visto in totale, ma fosse stata anche una sola è stata una delle emozioni più forti che abbia mai provato. 
Un'immagine che probabilmente porterò con me per il resto dei miei giorni è quella tartaruga in lontananza che lentamente entra in acqua, con le onde che si scontrano sul suo grosso guscio e la luce fioca delle prime ore del mattino che illumina la scena. Noi avvolti negli asciugami a proteggerci dal forte vento freddo che soffia dall'Oceano. 



Cecilia

domenica 16 agosto 2015

Rotolando verso Sur

13 agosto, è iniziato ufficialmente il nostro primo e forse unico weekend lungo totalmente indipendente.

La destinazione non è la stessa ma molto simile...Negrita - Rotolando Verso Sud
La routine è ormai la stessa degli ultimi giorni: sveglia alle 7, colazione, doccia e alle 8 spaccate tutti sul pulmino per andare a scuola, ma per fortuna c'è Latifah, la nostra prof. di conversazione, a movimentarci un po' la giornata con un bell'esame! Yeah!! Chi l'avrebbe mai detto che anche qui in Oman avrei vissuto quella sensazione di ansia pre voto che, in qualche modo, ti "rovina" il weekend. :P
16/8/15 il voto dell'esame! :)
Prima di raccontarvi del nostro viaggio volevo aprire una piccola parentesi fotografica su quanto fatto con la scuola mercoledì pomeriggio-sera e su due avvenimenti di giovedì.

Per quanto riguarda la descrizione di mercoledì vi rimando al pezzo Sayyed Salvador e Shish scritto da Cece, mentre qui godetevi le foto :)
Panoramica: città vecchia e città nuova.
Città vecchia.
Fammi una foto! Io voglio tante foto!
Salendo sulla collina.
Foto artistica.
Panoramica deserto dietro Ibri.
Omar impazzito d'amore عمر مجنون
La curiosità.
Tradizione e modernità a casa di Mahmood.
Merenda sinoira omanita.

La mattina di giovedì è stata degna di nota perché abbiamo scoperto l'albero genealogico del nostro prof di grammatica Yusuf e perché finalmente la mia dishdasha era pronta! :) :)
Dall'alto verso il basso troviamo: il padre di Yusuf con sotto le sue due moglie. Yusuf è il secondo genito di diciannove fratelli/sorelle, di cui il più grande ha 49 anni e il più piccolo appena 5. Con le linee rosse ci ha indicato invece i suoi figli, solo sei al momento, e nipoti.
Quando gli ho chiesto se si ricordava i nomi di tutti ha risposto: "Certo!", secondo me non è vero ma non avevamo abbastanza tempo per chiederglieli tutti.
Yusuf e la sua piccola famiglia.

Durante la pausa tra la lezione di conversazione e quella di grammatica sono andato a ritirare la mia dishdasha. Eccola qui:
Dishdasha toga party!

Passiamo dunque al nostro viaggio...
Finite le lezioni mi fiondo con Cece in segreteria da Sultan per il noleggio di una delle due auto della scuola. In men che non si dica, e a un prezzo stracciato, divento per due giorni il "proprietario" di una fantastica Mazda 2, cambio automatico quasi full optional.
Mazda2.
Si viaggia alla vecchia maniera.
Arriviamo a casa e, tempo di preparare gli zaini, alle 16 locali, partiamo in direzione Sur.
Siamo al settimo cielo, non vediamo l'ora di ammirare i mille paesaggi che ci separano dalla nostra destinazione finale e di passeggiare sul lungo mare di Sur ma...c'è qualcosa che non va, c'è un rumore fastidiosissimo che rovina l'atmosfera. E' il motore della macchina, perennemente su di giri. Per paura di fondere accostiamo un attimo a bordo strada e lì facciamo la scoperta delle scoperte: la macchina ha solo QUATTRO marce. Sorvoliamo su quanto imprecato dopo la scoperta.
Una volta presa dimestichezza con il fantastico cambio Mazda il viaggio è andato alla grande.
Guidare in Oman è molto piacevole, la guida è molto aggressiva, questa cosa mi piace un sacco, ed è quindi abbastanza frequente assistere a sorpassi da ritiro di patente ma dopo pochi chilometri ci si fa l'abitudine.
Il viaggio procede senza intoppi tra le mille forme e strane composizioni delle montagne.
Nizwa - moschea.
Montagne o cumuli di terra?
Man mano che il sole tramonta i colori si fanno sempre più caldi quasi a volerci abbracciare e accompagnare fino a destinazione. Sarà per questa atmosfera, per la musica scelta dalla mia compagna di viaggio e per il prezzo della benzina, un pieno di super poco più di 6€, che le quattro ore e mezza di macchina sono letteralmente volate.
Arriviamo in città poco dopo le 20:30 e siamo accolti dalla più classica delle atmosfere occidentali, fatta eccezione ovviamente per la musica, tipiche delle località di mare: fresco, caos e gente in ogni dove nei locali che costeggiano la strada principale e il lungomare.
Arrivati in hotel scendiamo subito in strada per cena prima di crollare per la stanchezza generale.
Prima cena a Sur, fattush.
La mattina seguente è venerdì e Sur ci accoglie nel suo aspetto più musulmano. Tutto chiuso e tutti in moschea a pregare. La città in un certo qual modo è tutta nostra, giriamo in macchina nella parte vecchia e per il suq, attraversiamo il primo, molto probabilmente anche unico, ponte sospeso dell'Oman che ci porta al porto dove fa da padrone il faro e le fabbriche di Dhow, le tipiche imbarcazioni omanite.
Il faro di Sur.
Imboccando il ponte.
Ponte sospeso e Dhow.
Ponte di notte.
Dhow.
Pranzo lo facciamo in un bellissimo ristorante che affaccia sulla laguna, l'atmosfera è surreale ci siamo solo noi. Verso le 14 piccoli gruppi di pescatori interrompono il silenzio presente per andare a pescare.
Panoramica ristorante e laguna.
Il resto della giornata è destinato a pochi altri giri per la città e per il porto, la parola d'ordine è riposarsi il più possibile in previsione della nottata. La sveglia, infatti, è fissata per le 2:15 per andare, ad un'ora di macchina più a est, a Ras al-Jinz a vedere le tartarughe di mare. Esperienza stupenda ma che tratterò in un post a parte.
Panoramica porto.
Alle 6:30, finita l'escursione con le tartarughe e con un'intera giornata davanti, con la nostra mitica Mazda ci dirigiamo verso Ras al-Hadd, un piccolo paese poco più a nord di Ras al-Jinz dove facciamo colazione e, finalmente, il tanto atteso, almeno da parte mia, bagno nell'Oceano Indiano! Mare cristallino e spiaggia deserta, cosa vogliamo di più?
Oceano Indiano.
Dopo un paio di ore di svago totale ci accorgiamo che le lancette dell'orologio scorrono veloci e che non ci resta molto tempo, alle 18 dobbiamo essere ad Ibri per riconsegnare la macchina.
Tornati in albergo e fatto il check-out partiamo alla volta di Ibri, optando - questa volta - per la strada costiera. Un po' più lunga di quella interna che taglia il deserto ma altrettanto bella.
Costa nord.
Dopo un'ottantina di chilometri facciamo tappa al Bimmah Sinkhole, un'enorme dolina di acqua dolce e salata. La leggenda vuole che sia stato il diavolo a far crollare la superficie del terreno e a crearla; non so cosa ci sia di vero, so solo che il diavolo o chiunque abbia fatto questo bellissimo posto mi deve un paio nuovo di havaianas!!
Bimmah Sinkhole.
Per colpa di chi?
Purtroppo la nostra sosta non è stata delle migliori. Havaianas a parte, c'era molta gente e, purtroppo per Cece, nessun occidentale quindi ha rinunciato a farsi il bagno perché in bikini.
Tornati in macchina, un po' abbattuti, abbiamo trovato conforto in una fantastica musica "tunz tunz tunz parapara tunz" che ci ha riportato ai bei tempi che furono :)
Le ore passano e Ibri è sempre più vicina, a pochi chilometri di distanza ci fermiamo un'ultima volta con la scusa di darci il cambio alla guida permettendo, così, anche a Cece di guidare in Oman.
Sono le 19, con un'ora di ritardo, allo strenuo delle nostre forze e con il serbatoio della macchina in riserva arriviamo ad Ibri che ci accoglie con il suo classico caldo asfissiante ma con la moschea Qaboos tutta illuminata.

Saluti,
Salvatore

venerdì 14 agosto 2015

Sayyed Salvador e Shish

11/08/2015
 
"E tu come ti chiami?" "Cecilia" "Puoi scriverlo alla lavagna?" "تشيتشيليا" "Ah! I nomi italiani sono troppo lunghi!" "In Siria mi chiamavano Shish, come il pollo" "Allora sarai Shish".
Questo è stato il primo scambio di battute tra me e l'adorabile Latifah. 
Il mio nome sarà stato troppo lungo, quello di Thor invece andava più che bene, addirittura ogni volta che si rivolge a lui lo chiama "Sayyed" che sarebbe come il nostro "signore". Sayyed Salvador.
 
Sayyed Salvador all'opera.
Latifah è adorabile, piccolina, con la "abaya" lunga e nera che la fa sembrare ancora più minuta. Ha due grandi occhi scuri incorniciati dal kajal che diventano spicchi di luna quando sorride. Applaude sempre quando finiamo di parlare o leggere o se rispondiamo a una domanda - bene o male, non importa, basta che parliamo - e ogni giorno ci porta un dolcino o una caramella o una mini bibita. 
 
I regali di Latifah.
 
Al gruppo iniziale si è aggiunto un nuovo arrivato, Bruce, così ora siamo in 9 in tutto e il pullmino per la scuola è pieno. 
Oggi ci hanno portato in visita al famoso Lulu, la più grande catena di supermercati che c'è da queste parti. Ci porta l'autista della scuola perché il posto è fuori città e non ci sono taxi per tornare indietro. Andare da Lulu per me è un po' come entrare in una specie di paese delle meraviglie e mi crea problemi trovare tutto il necessario per la settimana in soli venti minuti: qui vendono di tutto e finisco sempre per incantarmi davanti allo scaffale delle spezie o del riso, dei dolci  o dei formaggi. Purtroppo è caro, quindi possiamo permetterci solo le sottomarche dei prodotti più sgalfi, ma oggi abbiamo deciso di farci un piccolo regalino...
 
180gr di felicità.
Kurn fliks, i fiocchi del Sultano.
12/08/2015
 
Torniamo stravolti dalla gita in montagna che abbiamo fatto con la scuola. Sultan, Omar e Yusuf ci hanno portati a vedere il sole tramontare da un monte appena fuori la città, nella zona periferica dove sorgeva la vecchia Ibri. Per arrivare in cima si deve attraversare un quartiere abbandonato, dove le case di fango mezze distrutte si susseguono sulle pendici del monte.
 


 
Una volta superate, la salita si complica, ma siamo ripagati dai tantissimi fossili che si trovano per strada (persino dei nautilus integri).
Il panorama è mozzafiato: si vede tutta la città ma anche le montagne che la circondano e il deserto che si estende tutt'attorno. Qua e là chiazze verdi stanno a indicare la presenza di oasi o di qualche ricco omanita che può permettersi di avere abbastanza acqua da annaffiare delle piante.
Piccola preview salendo.
Non possiamo fermarci a vedere il sole nascondersi dietro le montagne perché il buio qui sopraggiunge immediatamente, quindi iniziamo a scendere, ignari di quel che avremmo fatto da lì a poco...
In pianura ci aspetta Mahmood, un ometto piccolino, tarchiatello, con la dishdasha azzurra e un infinito seguito di marmocchi a piedi scalzi. Si presentano agli uomini del gruppo, noi siamo in disparte: qui non si usa dare la mano alla donna o rivolgerle un minimo sguardo. Ci separiamo del tutto quando a noi fanno entrare in un cortiletto e poi in una stanza - il majlis - dove ci accolgono donne e bambine. I primi minuti sono imbarazzanti: le bambine ci guardano curiose, parlano tra loro e con le madri e poi tutte a ridere di non si sa cosa. Queste sono le prime donne che vedo senza la abaya. Indossano splendidi abiti colorati in tinta con l'hijab e anche le bambine hanno vestiti variopinti con pizzi e lustrini, mentre i baby maschi sono vestiti normalmente, alcuni con una mini dishdasha altri con maglietta e pantaloncini. 
Finalmente riusciamo a scambiare qualche parola con una delle donne ma dopo poco arrivano le vettovagliee io mi distraggo: vassoi di arance, mele, banane, ciotole di datteri freschi appena raccolti (mai visti prima!), caffè omanita e pezzi di torta. La signora anziana che detta legge nel gruppo è la matriarca, madre di Mahmood. Ha un'aria severa ma affettuosa infatti si premura di sbucciare e tagliare la frutta per noi. Dopo un po' si allontana e torna con una grossa pentola di metallo in testa, urla a una bambina di portare i piatti e inizia a servirci in minuscoli piattini metallici una specie di porridge: si chiama "dajaj harris", è uno dei piatti tradizionali omaniti ed è a base di pollo sfilacciato e credo grano o avena. 
La matriarca non mangia, ci osserva, controlla i bambini e di tanto in tanto ne prende uno e se lo coccola. Io riprendo a parlare con la ragazza che scopro essere la moglie di Mahmood. A 31 anni ha già partorito sei volte e sette anni fa a dovuto "subire l'affronto" (opinione mia) di dover dividere il marito con un'altra donna, che vive in un'altra casa e che ha i suoi figli (e di Mahmood). Badriyya - la prima moglie - ci dice che ancora oggi è triste anche perché ora il buon ometto può stare con lei un giorno sì e un giorno no. 
Il giorno dopo a scuola abbiamo 5 minuti a testa per parlare di quello che vogliamo e allora racconto a Yusuf del giorno precedente e delle chiacchiere con Badriyya e gli espongo le mie perplessità: secondo il Corano, un uomo può prendere fino a quattro mogli, a patto che possa mantenere loro e i figli, che siano trattate allo stesso modo e che la presenza di un'altra moglie non crei disagio a nessuno. Ora, il nostro amico Mahmood tanto per cominciare non tratta le mogli nello stesso modo perché ci ha presentati solo alla prima moglie e non alla seconda, inoltre è chiaro che Badriyya stia soffrendo quindi mi chiedo se sia giusto imporre un trattamento simile a una persona che dici di amare. 
Finito il mio monologo ed espresso il pensiero, Yusuf ci racconta della sua famiglia e di suo padre che ha due mogli e la bellezza di 19 figli. Abu Yusuf alla modesta età di 70 anni è riuscito ancora poco tempo fa a procreare, per cui il nostro insegnante - che è sulla quarantina - ha il fratello più piccolo dell'età di 5 anni. 
Sono perplessa. 
 
Per mettere qualche foto, vi mostro la nostra residenza: Palazzo Ooredoo.
 

E l'appartamento numero 2, il mio:




Cecilia




lunedì 10 agosto 2015

يتكلم اللغة العربية

Scusate la latitanza ma questi ultimi, primi giorni di scuola sono stati abbastanza pieni!
 
Ma quanto siamo diligenti?
 
Iniziamo con le belle notizie, sia per la famiglia che per la prof.ssa Tresso: abbiamo fatto il placement test e...fortunatamente non siamo così capre come temevamo :P
La classe è piccola, siamo in tre contando me e Cece, e quindi si lavora tanto. Non c'è un attimo di pausa, ma passato lo shock iniziale la cosa mi piace e la trovo molto stimolante.
I nostri professori sono Latifa, per conversazione, e Yusuf per la grammatica. Sono bravissimi e molto pazienti, specialmente con me.
Appena riusciremo a capire cosa ci hanno detto vi faremo sapere se possiamo o meno mettere delle loro foto qui sul blog.
 
Passiamo ora a qualcosa di più interessante, la nostra prima escursione omanita.
Sabato, con tutti gli altri studenti della scuola, 9 in totale, siamo partiti di buon'ora - sotto la guida di Omar - alla scoperta del piccolo deserto che circonda Ibri e di uno dei suoi wadi più grandi. Cosa sono i wadi? Sono delle piccole valli piene d'acqua dove è possibile fare il bagno e riprendersi dal caldo asfissiante che ti circonda.
 
Wadi - regione Az Zahirah
 
A proposito di caldo asfissiante, sono dovuto arrivare fino in Oman per provare una moltitudine di sensazioni sul caldo: quello diretto del sole sulla pelle, l'asfalto che a qualsiasi ora del giorno e della notte potrebbe essere usato come una piastra per cucinare a cielo aperto e il vento. Si avete capito bene, il vento. Nonostante venga da Torino, la città del "foehn", il vento che soffia qui è di tutt'altra categoria. Ti toglie il fiato.
Tornando al nostro fantastico wadi, dopo due ore di macchina - direzione Yanqal - sotto il sole cocente e una camminata su per delle montagne, finalmente in lontananza vediamo questo piccolo "lago". Assicuratomi che non fosse un miraggio, non si può mai sapere con queste temperature, non potete immaginare che goduria sia stato poterci immergere le braccia. Purtroppo il bagno non era contemplato nella visita...D'oh!!
 
In viaggio alla ricerca del wadi.
 
Pace!
 
Nel silenzio più totale inizia il nostro cammino verso il wadi. Panoramica deserto.

E qualcuno gridò: "Wadi in vista!" ma sarà proprio lui?

E' lui, è lui ma la nostra ricerca non è ancora finita.
 
In cerca del wadi principale.
 
Ancora non ci siamo.
 
Canali di collegamento.
 
Panoramica del wadi principale.
 
Quando poi ti accorgi che basta vedere un po' di "bassa marea" per tornare subito bambini, sporcarsi e rischiare di cadere per il fondale viscido ti accorgi che certe cose non cambiano mai.
 
:)
 
La piccola cascata che alimenta i wadi più piccoli.
 
Dopo la visita nel deserto, siamo risaliti nel forno...ehm nel furgone e ci siamo diretti in un ristorantino sulla strada 08 o meglio conosciuta come Sohar - Ibri Road.
Il posto è molto piccolo e una volta seduti a terra ci siamo resi conto che avevamo riempito il locale.
Il proprietario e cuoco, amico della nostra guida si è subito presentato, personalmente, a tutti i maschi del gruppo e alle donne con un saluto collettivo, qui si usa così. Oltre ad essere molto simpatico devo dire che è anche molto bravo ai fornelli. Cucina molto semplice, tradizionale ma abbondante.
Caffè di benvenuto accompagnato da una mega cesta di datteri freschissimi hanno fatto da apri pista alla portata che pensavamo fosse quella principale, riso con spiedini di pollo e agnello da condire con una salsa allo yogurt con pezzi di cetrioli, carote, cipolle e qualche altra verdura.
 
Non fatevi ingannare dalle apparenze. Buonissimo!
 
Arrivati al punto di non ritorno, quando stai per dare forfait, ecco che arriva la mazzata finale: un fantastico agnello cotto senza fuoco nella terra. Non ho mai mangiato una carne più morbida...una vera e propria libidine.  Peccato non aver avuto le mani pulite per fare una bella foto ricordo :P
Il cuoco ci ha detto che è merito della cottura: un giorno intero in un buco nel terreno a cuocere, senza fuoco o simili.
 
Ora vi saluto che domani ho una presentazione da fare in classe ma vi lascio con due regali: una foto scattata durante il viaggio di ritorno verso Ibri e con una piccola curiosità, una di quelle che solitamente si trovane in quelle rubriche dal titolo "Lo sapevi che...":
Lo sapevate che in Oman non è consigliabile usare l'acqua dalle 14:30 alle 16 circa perché hanno le cisterne dell'acqua sul tetto e quindi rischi di finire in ospedale con delle ustioni serie? Io ora lo so, per fortuna che ho fatto attenzione all'acqua fumante che usciva dal rubinetto quando l'ho aperto. :D
 
 
 
Ciao e تصبح على خير
 
Salvatore